Simona Atzori racconta la sua crescita personale e artistica proprio attraverso la chiave del viaggio e della scoperta della diversità, un tema centrale nella sua esperienza di vita e nel lavoro creativo. Fin da subito, queste parole rivelano il cuore della sua esperienza in Canada, un Paese pluriculturale dove Atzori ha trovato un terreno fertile per sviluppare la propria pratica artistica e il dialogo con il pubblico. La danza, la pittura e la scrittura si intrecciano così in un percorso che riflette la scoperta di nuovi punti di vista sul corpo, la differenza e l’inclusione.
Esperienza canadese e valorizzazione culturale
Il soggiorno di Simona Atzori in Canada non va visto solo come una tappa geografica, ma come un vero e proprio laboratorio culturale. Qui ha potuto confrontarsi con comunità multietniche e ambienti artistici in cui la diversità viene attivamente sostenuta da politiche pubbliche innovative. Non è un caso che il Canada, con il suo 23% di popolazione nata all’estero e oltre 200 lingue madri, rappresenti uno degli esempi più vividi di pluralismo culturale a livello globale. Policitihe come il Canadian Multiculturalism Act del 1988 e l’Accessible Canada Act del 2019 testimoniano l’impegno verso un’inclusione sistemica che ha un impatto concreto sulle pratiche culturali e artistiche.
Atzori ricorda come l’incontro con realtà curatoriali attente alla pluralità di voci e con comunità indigene e multiculturali abbia ampliato il suo proprio vocabolario espressivo. In questo contesto, il corpo non è più solo una forma che si oppone a una norma, ma diventa uno spazio che dialoga e si arricchisce attraverso storie molteplici. Questa trasformazione ha avuto effetti evidenti sullo sviluppo delle sue coreografie, che rilegge il gesto in una prospettiva inclusiva e collaborativa. Atzori sottolinea che la scelta di andare a danzare «nonostante» la sua condizione fisica è stata una crescita che ha trovato terreno fertile proprio in contesti che valorizzano la differenza anziché nasconderla.
Danza, pittura e narrazione per includere
L’esperienza canadese ha influenzato non solo la dimensione performativa di Atzori, ma anche la sua pratica pittorica e letteraria. Attraverso i dialoghi interculturali e l’attenzione all’accessibilità — che va oltre la semplice rimozione di barriere fisiche — si sono aperte nuove modalità di racconto e comunicazione. Le opere realizzate con i piedi e le coreografie si fanno portavoce di un’arte che è al tempo stesso personale e collettiva. La programmazione culturale canadese, infatti, sostiene pratiche collaborative e forme espositive pensate per raggiungere pubblici diversi, spalancando spazi di sperimentazione e inclusione.
In questa prospettiva, risulta fondamentale un ripensamento curatoriale che aiuti a identificare formati e linguaggi accessibili e coinvolgenti. Anche per il pubblico, la diversità culturale e linguistica si traduce in esperienze artistiche che mettono in discussione identità e confini estetici, favorendo così un processo di crescita culturale condivisa. Il contributo di Atzori si inserisce in questo panorama stimolante e dinamico, con storie che diventano ponti di dialogo umano e artistico, un tema che trova eco in iniziative come Di ponti e di persone: storie, incontri, visioni che fanno comunità, dove narrazione e integrazione creano legami profondi.
Il valore del viaggio e della diversità
In definitiva, il Canada ha rappresentato per Simona Atzori una palestra di vita e di lavoro che ha concretizzato il valore della diversità non solo come concetto, ma come esperienza quotidiana e pratica artistica. La ricchezza culturale canadese supportata da una legislazione inclusiva ha permesso di tradurre in azioni e scelte concrete una visione dell’arte aperta e plurale. Per il futuro, è importante continuare a sviluppare strumenti e politiche che sostengano la presenza di artisti provenienti da contesti diversificati e che misurino l’impatto culturale e sociale di queste pratiche.
Non solo un trasferimento geografico, dunque, ma un viaggio di crescita personale e professionale per Atzori, che, come scrive lei stessa, ci ricorda che «la felicità è un viaggio» e che in questo viaggio possiamo scegliere chi diventare ogni giorno. Eventi come il Triplo Sound Festival 2025 a Orvieto, dove Atzori sarà ospite, testimoniano come la musica, la danza e la pittura siano lingue universali capaci di abbattere barriere e creare nuovi ponti di incontro, incarnando quella stessa idea che si ritrova in molte iniziative culturali, tra cui Di ponti e di persone, che celebrano la costruzione di comunità attraverso la condivisione di storie e culture.