L’allarme arbovirosi è attualmente al centro dell’attenzione a Cuba, dove un’epidemia di Dengue, Chikungunya e virus Oropouche sta causando gravi conseguenze sanitarie. Al 1° dicembre 2025, le autorità cubane hanno confermato 33 decessi attribuiti a queste malattie trasmesse da zanzare, con un dato particolarmente inquietante: almeno 21 vittime erano minorenni. Le città di L’Avana e Santiago risultano i focolai principali, ed è stimato che circa un terzo della popolazione nazionale sia stata colpita, segnando una situazione critica per il sistema sanitario e una potenziale minaccia per i visitatori internazionali.

Cos’è l’epidemia di arbovirosi a Cuba

Le arbovirosi sono infezioni virali diffuse da vettori ematofagi, principalmente zanzare. In questo focolaio cubano, Dengue, Chikungunya e Oropouche condividono sintomi come febbre alta, dolori muscolari e articolari, e in alcuni casi complicanze emorragiche o neurologiche. La Dengue può degenerare in forme critiche con shock e insufficienza, mentre la Chikungunya è famosa per i dolori articolari persistenti. Il virus Oropouche, più raro e meno noto, può causare febbre acuta e disturbi neurologici. Anche se più vulnerabili sono gli anziani e chi soffre di malattie pregresse, a Cuba sono stati colpiti in modo grave anche molti giovani, segno di un contesto epidemico eccezionale.

Impatto sull’industria turistica e comportamenti consigliati

Questa emergenza sanitaria arriva in un momento delicato per il turismo cubano, settore che contribuisce significativamente all’economia locale. Le ripercussioni immediate includono la diminuzione delle prenotazioni e l’aumento delle richieste di rimborso. Per limitare i rischi, operatori e viaggiatori devono adottare misure preventive rigorose: uso di repellenti a base di DEET o picaridina, abbigliamento coprente e colori chiari, oltre a preferire ambienti con zanzariere e aria condizionata. In più, è essenziale rivolgersi prontamente a un medico in presenza di febbre dopo un viaggio nell’area. Le strutture ricettive devono potenziare i controlli ambientali contro le zanzare e predisporre sistemi di assistenza medica immediata per i clienti.

Rischi di diffusione e sorveglianza internazionale

Non va sottovalutato il rischio di importazione di casi in Europa, soprattutto in Paesi come l’Italia dove i vettori come Aedes albopictus sono ormai endemici. L’Istituto Superiore di Sanità ha monitorato oltre 300 casi di Chikungunya e 166 di Dengue nel 2025, con focolai autoctoni di Chikungunya in Emilia-Romagna e Veneto. Questo scenario conferma che viaggiatori infetti possono generare trasmissioni locali se non si mantengono misure attive di sorveglianza e controllo vettoriale. Pertanto, conoscere la situazione epidemiologica e adottare precauzioni non è solo una tutela personale, ma un contributo alla sicurezza collettiva.