Il cantiere di Palazzo San Felice rappresenta un’opportunità unica per scoprire da vicino il restauro e la valorizzazione di un edificio storico che si trasforma in un moderno centro culturale. Da metà giugno fino a fine dicembre, il pubblico può entrare nel cuore di un progetto complesso che unisce tutela del patrimonio, architettura contemporanea e partecipazione cittadina, avvicinando così archeologia e design in un dialogo stimolante.
Storia e architettura di Palazzo San Felice
Costruito nei primi anni del Settecento da Ferdinando Sanfelice, il palazzo si distingue per la sua facciata curvilinea che segue l’andamento della strada e per gli ingressi decorati con figure mitologiche in stucco, elementi che ne caratterizzano fortemente l’identità urbana. All’interno, spicca un cortile ottagonale con doppia rampa di scale, espressione dell’ingegno compositivo dell’architetto barocco. Tali caratteristiche storiche impongono vincoli severi per ogni intervento, poiché la conservazione degli apparati decorativi e della sequenza spaziale è fondamentale sia per la tutela sia per preservare l’identità stessa del luogo. Questa combinazione di storia e innovazione è al centro degli sforzi di valorizzazione che hanno portato alla candidatura di Palazzo San Felice ad ospitare la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, un progetto promosso anche dal Ministero della Cultura – comunicato 25354.
Riqualificazione moderna con Mario Botta
L’intervento di restauro, guidato dall’architetto Mario Botta, mira a trasformare Palazzo San Felice in un centro culturale dotato di spazi funzionali per una collezione libraria di 350.000 volumi. Il progetto integra una sala lettura da 250 posti, aree espositive, sale conferenze e ambienti tecnici per la conservazione preventiva. Pur rinnovando gli interni, si mantiene una lettura chiara e rispettosa della distribuzione originaria degli spazi, assicurando che la sequenza storica rimanga percepibile. Questo equilibrio tra conservazione e innovazione include tecnologie all’avanguardia come il laser scanning e il Building Information Modeling (BIM), oltre a sistemi di monitoraggio per mantenere microclima e parametri idonei alla conservazione libraria. Inoltre, le tecniche conservative minimamente invasive adottate proteggono la stratificazione storica dell’edificio, a tutela dell’estetica originale. La complessità di tale progetto multidisciplinare emerge nella gestione quotidiana del cantiere, la quale coinvolge il Ministero della Cultura, la Presidenza della Repubblica che ha concesso il palazzo, nonché numerosi professionisti specializzati, come dettagliato in una sintesi del Palazzo San Felice – Agenzia del Demanio.
Partecipazione pubblica e innovazione culturale
L’iniziativa “Cultura in Cantiere” apre le porte di Palazzo San Felice per offrire ai cittadini un’esperienza immersiva nel restauro, con visite guidate, installazioni digitali e laboratori pratici. Questo approccio partecipativo non solo rende trasparente il processo, ma serve anche a condividere conoscenze tecniche sulle pratiche di conservazione, creando un ponte tra professionisti, studenti e pubblico. Durante le visite si possono ammirare indagini stratigrafiche e interventi strutturali, evidenziando come l’antico e il moderno si intreccino. Questo modello di governance multilivello, coinvolgente e aperto, mette in luce la sfida di conciliare sicurezza, accessibilità e rispetto del patrimonio storico in un contesto urbano delicato, come evidenziato nel Ministero della Cultura – comunicato 27828. Oltre agli obiettivi culturali, è interessante anche il lato archeologico del sito; infatti, durante i lavori è emersa una testimonianza significativa nel mausoleo interno, che arricchisce la narrazione storica dell’edificio e sottolinea l’importanza di un approccio conservativo e scientifico. Questo spazio funerario, oggetto di attenti studi archeologici, aggiunge valore al progetto, offrendo un ponte tra passato e futuro e approfondendo la dimensione storica che il restauro non può trascurare.
Grazie a questo progetto, Palazzo San Felice si configura come un modello di integrazione tra patrimonio culturale, innovazione tecnologica e coinvolgimento sociale, ponendosi come punto di riferimento per la gestione di collezioni storiche e la rigenerazione culturale del tessuto urbano circostante.
