La Bibliotheca Hertziana dà vita a un incredibile progetto artistico con Chi esce entra, un’esposizione site-specific che riapre per un mese un edificio storico di Roma abbandonato da trent’anni. Situato in via Gregoriana 9, questo immobile con oltre un secolo di storia, noto per aver ospitato una galleria d’arte privata e la celebre discoteca La Cage aux folles negli anni Ottanta, torna a pulsare di vita dall’10 ottobre al 9 novembre 2025 grazie a interventi artistici capaci di dialogare con le sue antiche ferite architettoniche.
Rinascita di un edificio romano dimenticato
L’arte come strumento di conservazione e riscoperta si traduce in una mostra che non cancella le tracce dell’abbandono, ma le esalta trasformando quella che appare come una rovina contemporanea in materia viva e narrante. L’immobile inaugurato nel 1911 da Ludovico Spiridon, ha attraversato molteplici funzioni, da spazio espositivo a luogo di incontri culturali e infine iconico locale notturno. Dopo decenni di chiusura e degrado, la superficie dell’edificio racconta storie attraverso patine, lesioni, graffiti e impianti dismessi che si integrano nelle opere di oltre venti artisti nazionali e internazionali. Questa mostra temporanea rappresenta così un omaggio a una memoria collettiva che rischia di scomparire, stimolando una riflessione su come gli spazi pubblici perdano la loro funzione e la loro vita culturale.
In particolare, la mostra Chi esce entra. A Tribute Exhibition to a Disappearing Building dimostra come la città possa recuperare i frammenti della propria storia urbana attraverso iniziative culturali coraggiose e innovative.
Esposizione interdisciplinare e dialogo con lo spazio
Il progetto curato da Simon Würsten Marin si distingue per l’approccio site-specific e interdisciplinare, includendo scultura, pittura, fotografia, video e performance. Ogni opera è pensata come una risposta poetica ai dettagli fisici e simbolici dell’edificio, valorizzandone luci, ferite e geometrie. Inoltre, eventi live e registrazioni video catturano la temporalità stessa dell’abbandono, offrendo un’esperienza immersiva che rende lo spettatore testimone della trasformazione tra rovina e arte.
Non si tratta dunque di una semplice mostra, bensì di una “presa di possesso effimera” di uno spazio che la città ha perduto, una pratica curatoriale che combina storia dell’arte, conservazione e sperimentazione. L’originalità dell’iniziativa risiede anche nell’unione tra competenze accademiche della Bibliotheca Hertziana e energie creative contemporanee, un modello replicabile secondo l’istituto stesso come strumento per la tutela della memoria urbana e la definizione di nuovi protocolli curatoriali e conservativi.
Per approfondire, è utile consultare anche la descrizione dettagliata contenuta in Roma: Chi esce entra | A Tribute Exhibition to a Disappearing Building, che illustra la complessità del progetto e il dialogo tra arte e architettura in questo luogo eccezionale.
Conservazione e impatto urbano futuro
La mostra solleva questioni cruciali sulla conservazione preventiva di elementi deteriorati e sulla responsabilità istituzionale nel preservare la memoria urbana. Documentazioni fotografiche, mappature e archivi sonori diventano parte integrante del progetto, mentre operatori e restauratori definiscono l’iniziativa come un laboratorio di pratiche ibride che tutelano la storia senza ingessare il materiale. L’arte agisce da elemento propulsore per aprire nuovi scenari di collaborazione tra storici, restauratori e urbanisti.
Tuttavia, resta da vedere quale sarà il destino dell’edificio dopo il 9 novembre. L’esperienza di Roma: Chi esce entra a tribute exhibition ha già dimostrato come eventi temporanei possano fungere da laboratorio per future politiche di recupero, sensibilizzando amministrazioni e proprietari privati a riconoscere il valore culturale degli edifici abbandonati e favorendo modelli di riuso culturale.
Nel frattempo, via Gregoriana 9 si conferma un luogo di passaggio e memoria, dove l’arte non solo restituisce voce a un’edificio che rischia di sparire, ma crea anche un patrimonio cognitivo essenziale per scelte future più consapevoli e partecipate.